Acero rosso, 2026
Fu necessario abbatterlo.
Nessuno pensava alle radici.
Le foglie bastavano.
"Ma come?"
"Erano ancora così rosse!"
"E come faranno col bambino?"
"Ti richiamo dopo. Sto scolando la pasta."
Poi venne il silenzio.
Quello pratico, quasi educato,
che lascia intatti i piatti
e rende estranea la casa.
L’albero si svuotò dall'interno.
Non fece più rumore
di due persone
che smettono di chiamarsi per nome.
Eppure qualcosa rimase.
Forse il vento tra i rami spezzati.
Forse due sillabe incise nella corteccia.
Forse l’estate stessa,
rimasta lì per errore.
D.A


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